La storia di Simone Perotti, “un’altra vita è possibile”

Simone Perotti e la moglie Federica

Un’altra via è possibile, e porta verso una nuova vita. Per l’ex manager Simone Perotti e la moglie Federica la pandemia ha segnato una vera e propria svolta. Mentre i più erano in lockdown a casa, costretti a lavorare tra divano e cucina, loro hanno realizzato la fuga che avevano progettato mesi prima.

Simone Perotti e la compagna Federica un paio di anni fa hanno deciso di lasciare tutto per cercare una nuova via, un cambiamento di rotta che li ha portati su un’isola dell’Egeo, dove hanno comprato un rudere da ristrutturare e, lì, hanno iniziato insieme la loro seconda vita.

Il sogno condiviso era di abbracciare un nuovo modello di vita, più semplice e sostenibile: «Ci basta vivere consumando meno – spiega l’ex manager – autoproducendo tutto, dall’energia al sapone, impattando meno sull’ambiente, riducendo tutto quello che aliena. Si può fare se hai bisogni molto bassi, abbassando le soglie economiche necessarie. Oppure se sei ricco, che non è il nostro caso». O se hai il coraggio di voltare pagina.

Resilienza è vivere in libertà

Per Simone resilienza è vivere in libertà, senza la schiavitù del lavoro, del traffico e degli orari. Svoltare si può, e ce lo dimostra.

Basta rivedere le proprie abitudini ed esigenze: «Tutto è modulabile, in base a quanto si tiene alla propria liberà e al proprio benessere. Per vivere ci bastano dodici o tredicimila euro all’anno, in due. Ci muoviamo solo quando serve, cercando eventuali offerte per i voli, riutilizziamo le cose, non facciamo assicurazioni inutili dettate solo dalla paura, per il riscaldamento usiamo la legna che tagliamo e la nostra casa l’abbiamo arredata facendo quasi tutto a mano, dalla cucina al bagno ai tavoli, ai divani, al soppalco, agli intonaci, fino ai pavimenti».

Resilienza è anche «avere un’idea nuova, un modello originale per vivere che coniughi il bisogno di autenticità con le sfide ambientali e la testimonianza, cioè mettere in pratica e raccontare, trasmettere agli altri ciò che facciamo. Io studio, penso, scrivo, mi sento e sono un militante, perché occorre una rivoluzione culturale, e faccio tutto il possibile per fare la mia parte, con le idee e le azioni, testimoniando sempre tutto. Servono esempi positivi che le cose si possono cambiare. Ognuno di noi deve sentirne la responsabilità. Se guardo al futuro, vedo un mare di lavoro per resistere».

Dove tutto è iniziato

La sua scelta era già maturata in passato: nel 2009, da quarantenne manager del marketing e della comunicazione per aziende italiane e internazionali, Perotti ha deciso di lasciare il lavoro e cambiare vita. Si è licenziato e, come racconta nel suo libro “Adesso basta” (ed. Chiarelettere, 2009, Mondadori 2020), ha iniziato a vivere di quello che guadagnava come lavabarche, skipper e istruttore, prima, poi dai suoi libri (cinque già pubblicati prima del 2009), coltivando l’orto e vendendo le sue sculture in ardesia e legno antico, accompagnando i turisti americani e riciclando il più possibile.

«Per vivere senza essere costretto al tragico rituale della schiavitù del lavoro – come dichiarava lui stesso – faccio qualunque cosa, solo quando ho bisogno di soldi, cioè raramente perché vivo con poco». 

La nuova sfida è scattata nel marzo 2020, quando, con un traghetto prenotato a novembre, un po’ ignari delle insidie della pandemia, lui e Federica sono partiti per un’isola greca semidisabitata. La casa dell’isola di Citera doveva essere l’ultima tappa. Con la macchina carica e una tenda per accamparsi, hanno iniziato il loro viaggio con la sensazione che dietro di loro crollassero i ponti. In una situazione di totale incertezza, con la pandemia che si diffondeva nel mondo, Simone e Federica hanno iniziato la loro nuova vita o, meglio, “L’altra via” (ed. Solferino, 2021), come Perotti racconta nel suo libro pubblicato quest’anno.

Il sogno e l’amore per la Grecia

Perché proprio la Grecia? Simone ama il mare, è skipper e ha girato il Mediterraneo e qualche oceano in barca a vela, mentre Federica è apneista. Lei prima faceva la biologa e sull’isola vorrebbe creare un orto sinergico e una food-forest (una foresta commestibile), mentre Simone pensa a tutto quel che serve al loro progetto di autosussistenza. Insieme hanno scelto un’isola remota, non turistica, a una quarantina di minuti d’aereo da Atene, e come “nido” un rudere a pochi euro da ristrutturare.

L’Italia non sarebbe stata adatta per il loro sogno: troppo cara, troppa burocrazia, troppo turismo in certe isole, troppi vincoli burocratici. La Grecia si è rivelata la meta ideale.

«C’è molta soddisfazione anche nel farsi la casa da soli», rimarca. «Io sento che ho bisogno di stancarmi fisicamente sennò non mi rigenero. Non possiamo annullare la dimensione fisica pensando di salvare quella psichica. Sono convinto che un cacciavite ci salverà!».

E continua: «Costruire è bellissimo: all’inizio ti senti un inetto, perché ce l’hanno fatto credere, e prendere tutto pronto è più comodo. Ma se ci provi cento volte impari a fare qualunque cosa. Noi ora consideriamo un insuccesso comprare qualcosa, al massimo acquistiamo collanti e viti. Abbiamo fatto tavoli, attaccapanni, persino un forno a legna realizzato con l’argilla e i mattoni di recupero, a zero euro».

Sull’isola greca hanno anche coronato il loro sogno d’amore. Coerenti fino in fondo, Simone e Federica hanno scelto il ferramenta dell’isola per la loro lista di nozze. «Gli oggetti a noi non dicono niente a meno che non servano per costruire qualcosa. E da quando siamo qui ci siamo sempre dati da fare».

Anche Federica ha lavorato tanto, pitturando pareti e soffitti, spostando sacchi di cemento… «C’è sempre qualcosa da fare. Ogni lavoro è un’occasione per divertirsi – rivela Simone – . Fatichiamo tanto, ma otteniamo grande soddisfazione».

Sull’isola le giornate iniziano presto

La loro giornata tipo inizia presto. «Tra le 6.30 e le 12.30 scrivo, ogni giorno. Federica invece sta studiando un progetto di “rigenerative agricolture” grazie al quale vogliamo recuperare il suolo impoverito piantando degli alberi. Poi si mangia assieme e io inizio a lavorare fuori. C’è da realizzare opere, restaurare i muretti a secco, potare, costruire cancelli, coltivare. Abbiamo tanto da fare… Lei anche nel pomeriggio misura il campo, trova le key-lines per piantare alberi usando al meglio l’acqua piovana. Non stiamo mai fermi. La sera ceniamo, leggiamo e guardiamo film».

I tempi che stiamo vivendo porteranno a grandi trasformazioni, per tutti.

«Le cose cambiano – conclude Simone – e non accorgersene è solo un problema di chi non sa guardare».

I coniugi Perotti hanno anticipato cambiamenti, quelli che altri italiani hanno maturato o stanno maturando in questo anno: tra aprile e giugno 2021 si è registrato l’85% in più di dimissioni volontarie di italiani dal lavoro (ben 484.000, fonte lavoce.info), rispetto al 2020, e i dati Gallup confermano che solo il 5% degli italiani è contento del proprio lavoro.

La vera sfida sembra essere avere o ripensare un lavoro che ci renda più umani e più felici, non soltanto più pagati.

La resilienza per Simone e Federica è questo: dar valore al proprio tempo e alla propria vita e saper cogliere le occasioni che si prospettano.

Articolo scritto per il portale Storie di Resilienza.

«L’eden sulla terra non esiste, ma non siamo condannati a vivere in un inferno.
In mezzo c’è tanto di buono da fare». (Simone Perotti)